The case-law of the supreme court of Canada on minority linguistic rights: an attempt to disseminate charter patriotism, and its inconveniences


CatturaRICCARDO DE CARIA – CDCT Working Paper 5-2012/ELC4

Sommario: Prevalentemente in risposta alla crisi del debito pubblico, il processo di integrazione politica europea sembra in procinto di raggiungere nuovi traguardi. Ciò pone a propria volta la necessità di riflettere sulla nascita di una cultura giuridica comune a molti ordinamenti che si stanno progressivamente avvicinando l’un l’altro sotto molteplici aspetti. Un aspetto importante di questa riflessione attiene al “problema linguistico”: infatti, più quote di sovranità vengono trasferite dagli Stati Membri alle istituzioni di Bruxelles, più diviene fondamentale che tali istituzioni parlino nella lingua che i popoli europei comprendono meglio, il che significa normalmente la loro lingua nazionale. Ciò pone una sfida notevole per l’UE: se vuole realmente assicurare il rispetto della “diversità linguistica” (ora riconosciuta dall’art. 22 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e, dopo il Trattato di Lisbona, dall’art. 3(3) del TEU), deve consentire ad ogni cittadino europeo di parlare in una qualunque delle ventitré lingue ufficiali, e allo stesso tempo deve imporgli i propri comandi nella sua lingua lui. Lo studio del caso canadese è particolarmente utile a comprendere questa sfida: con le sue due lingue ufficiali, l’inglese e il francese, il Canada ne ha infatti conosciuta a lungo una simile. In questo Paese, riconoscere a ciascuna comunità, quella anglofona e quella francofona, il diritto di avere tutti i documenti ufficiali scritti nella propria lingua è stato un modo per proteggere le rispettive identità. In particolare, l’opzione bilingue adottata dalla federazione canadese ha tradizionalmente consentito alla minoranza francofona di salvaguardare un elemento essenzionale del proprio patrimonio culturale. Tuttavia, quest’opzione scelta a livello federale fa spazio a un modello di regolamentazione improntato a un forte separatismo all’interno della Provincia del Quebec, dove la popolazione di lingua francese è largamente predominante. La coesistenza delle due comunità solleva diverse questioni per i giuristi. In questo lavoro, l’attenzione è rivolta principalmente sul classico problema costituzionale di quali diritti sono riconosciuti alla minoranza linguistica: vengono passate in rassegna le principali pronunce della Corte Suprema del Canada in tema di diritti linguistici. Dopo un’introduzione (§ 1), e un breve resoconto delle disposizioni costituzionali rilevanti (§ 2), della controversia sui poteri delle province in materia di modifiche costituzionali incidenti sulla loro competenza (§ 3), e delle regole principali nell’applicazione quotidiana del bilinguismo canadese (§ 4), l’articolo segue un ordine cronologico, esaminando le sentenze e analizzando le questioni principali che esse rispettivamente hanno sollevati (§ 5); nel paragrafo conclusivo, vengono svolte alcune considerazioni (prevalentemente critiche) sul modo in cui i diritti linguistici sono stati declinati nell’esperienza costituzionale canadese (§ 6).

CDCT WORKING PAPER 5-2012/ELC4
Working Papers, Working Papers-2012