Multilingual interpretation of European Union law


Copertina-SFSILVIA FERRERI – CDCT Working Paper 40-2015 /ELC 23
Sommario: La politica attuata nella CEE con il regolamento N. 1/1958 per garantire i diritti linguistici dei cittadini prevede che tutte le lingue ufficiali degli Stati membri abbiano lo stesso status. La Corte di giustizia europea ha più volte confermato l’uguale valore di tutte le versioni linguistiche. Questa scelta ha dato vita ad una vera e propria sfida per gli estensori della normativa e gli interpreti. Esistono pochissime esperienze simili in epoca contemporanea; forse solo il Sudafrica ha una simile varietà di lingue ufficiali. La reazione di molti osservatori è stata spesso colorata di scetticismo: il minimo che si possa dire, in generale, è che i giudici saranno difficilmente in grado di prendere in considerazione in modo efficace tutte le (ora) 24 versioni di una qualsiasi legislazione rilevante. La situazione più probabile è che un interprete cercherà conferma della propria lettura di una disposizione controversa nelle lingue più simili alla propria (o in una lingua straniera che per ragioni storiche sia ampiamente conosciuta in un determinato territorio). All’interno della giurisprudenza della Corte di giustizia una delle conseguenze più evidenti è l’inclinazione prevalente verso un’interpretazione teleologica: solo tenendo conto delle finalità di un regolamento o di una direttiva annunciate nei considerando iniziali e nei lavori preparatori una regola ambigua può essere chiarita, visto che i diversi testi sono equivalenti e nessuno di loro ha la posizione di testo “autentico”.

SILVIA FERRERI – CDCT Working Paper 40-2015 /ELC
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